Abbiamo incontrato lo staff dello Sprar della cooperativa NuovaRicerca.AgenziaRes di Fermo, rappresentato da Mario Toppi, a cui abbiamo posto alcune domande sull’andamento del progetto Communitas.

1)Ci racconti quanti ragazzi sono impegnati nei tirocini dall’inizio del progetto Communitas, in quali ambiti, con quale criterio sono stati selezionati e quali sono i risultati ottenuti?

Nelle attività del progetto Communitas, con zona di riferimento il territorio fermano e limitrofi, sono stati attualmente coinvolti, in tempi e fasi diversi, dieci tirocinanti, alcuni con percorsi terminati, altri con percorsi in corso. L’impostazione sin dall’inizio è stata quella di coniugare le azioni dei progetti Sprar di NuovaRicerca.AgenziaRes con le possibilità offerta dal progetto Communitas: in particolare si è proposto un percorso propedeutico di formazione degli apprendimenti e di formazione in situazione, con la formula dei tirocini, individuando settori produttivi con potenzialità di assorbimento più ‘strutturali’ a fronte della stagionalità o precarietà o anche area del ‘nero’ e procedendo con una logica di partnership e rete di collaborazione con gli stessi enti di formazione, coinvolti nell’analisi dei bisogni formativi e nell’orientamento e monitoraggio di contesti aziendali interessati.

Nello specifico i tirocini hanno riguardato:
-settore meccanica di precisione, area territoriale provincia di Fermo e con coinvolgimento formativo dell’Ipsia di Fermo (3 tirocini)
-settore pescheria area di San Benedetto del Tronto e con coinvolgimento di Ial Marche area Sud (3 tirocini) 
-settore cooperative sociali di tipo B, mansionari legati all’assemblaggio di pezzi meccanici in conto terzi (1 tirocinio)
-settore alberghi (1 tirocinio)
-settore manifattura calzaturiera (2 tirocini).

La scelta ovviamente preliminare è quella di criteri di accesso del progetto (protezione internazionale, avviamento dentro Sprar ma in una prospettiva di uscita) ma poi determinante è stata l’osservazione e la partecipazione ai percorsi di formazione e l’incrocio con i potenziali contesti aziendali fatto in collaborazione con i partner della formazione e anche ai laboratori di orientamento ‘interni’, nel senso in collaborazione con una struttura/coop di tipo b nata dentro Nuovaricerca. Tutto ciò è servita ad attivare un’azione di orientamento funzionale sia alla valutazione di apprendimenti professionali e regole di lavoro, funzionali all’incrocio con proposte di tirocini e formazione in situazione che a comportamenti trasversali (senso di responsabilità, impegno, rispetto delle regole, spirito di iniziativa e autonomia), funzionali ad esempio anche nell’erogare una misura come il sostegno all’alloggio.

Alcuni tirocini sono in corso e si potrà fare una valutazione finale solo entro l’anno, anche se i percorsi formativi sono in sé comunque utili e fatti ai fini di una valutazione della possibilità di continuità.

Per quelli già ultimati il riscontro è stato:
-tirocinio coop di tipo B proseguito con contratto, precisando che è un contratto attualmente  dimensionato alle possibilità attuali della società, attivata come start up da circa un anno ma ancora di modeste dimensioni e in fase di dover allargare il giro di commesse
-tirocinio presso azienda calzaturiera continuato con contratto
-2 tirocini presso aziende meccaniche di precisione: terminato il tirocinio Fami (5 mesi) prorogati con indennità aumentata e a carico dell’azienda e nella prospettiva di un inserimento. In un caso il tirocinante ha inteso chiudere in anticipo il percorso, dopo sette mesi, a fronte della promessa di contratto dopo il decimo; nell’altro si è prorogato sino ad un anno, secondo normativa, per valutare l’inserimento alla fine (da valutare in positivo la scelta dell’azienda di ritagliarli un ruolo autonomo, dove comunque migliorare la sua formazione, dopo i cinque mesi e non più nella logica di tirocinante).

Sono stati coinvolti:
PATIENCE IGBINOBARO (nigeria) (coop b Artemista)
SINDOU SOUMAHORO  (Costa D’Avorio)  azienda meccanica Decam
ALAGIE DAMPHA (Guinea Bissau)  Azienda meccanica Tre Elle
MUSADDAQ IQBAL (Pakistan) suolificio M.S.
NIMCO WARSAME MUHAMMAD  (Somalia)  David Palace Hotel di Porto San Giorgio
AMARA TANGIGOURA (Mali)  Azienda calzaturiera Fabi.Sar
JUDITH N’CHO SAHRA  (Costa D’avorio) pescheria De Dominicis presso Eurospin San Benedetto Tronto
DEBORAH OGHOSA (Nigeria) pescheria De Dominicis presso Eurospin Ascoli Piceno zona Castel di Lama
CABDI NOUR FARAAR DIDIR (somalia) Magazzino centrale azienda ittica De Dominicis
OMAR MAIGA ABDUL  (Mali)  Azienda meccanica Metalcleaning

2)Puoi soffermarti raccontando gli aspetti più importanti a tuo avviso di questo intervento progettuale?

La possibilità di integrare azioni Sprar, come la formazione, con tirocini più ‘robusti’ ha permesso di ampliare l’analisi dei contesti economici territoriali e soprattutto di provare a verificare una strategia di inserimento in settori produttivi più strutturali, piuttosto che quelli di più facile inserimento e anche ormai vera e propria richiesta del settore turistico balneare – son stati così fatti accordi con alcuni albergatori, strutture ricettive e ristoratori sia di più ampia  compartecipazione economica che di durata della stagione turistica -, che però scontano il limite della chiusura autunnale-invernale.

Una cosa per noi di grande apprendimento è stata la collaborazione con Ipsia Fermo, che ci ha permesso di conoscere più da vicino il mondo dell’artigianato della meccanica di precisione (la maggior parte sono aziende di piccole-medie dimensioni) e la sua cultura del lavoro, i suoi bisogni formativi e le potenzialità di assorbimenti. Sono stati fatti tirocini con i fondi Fami ma anche con i fondi Sprar, alcuni positivi altri meno, ma è stato importante conoscere quel mondo anche per capire meglio i limiti a volte dei nostri inserimenti e direi dei nostri beneficiari, che non sono solo di competenze e di comunicazione (i paradigmi principali ovviamente di valutazione dei datori di lavoro) ma anche di condivisione di uno stile  e cultura del lavoro (senza stare a fare giudizi di merito o di etica). E’ stata un vero apprendimento la scoperta, almeno per noi, di una passione del lavoro (che non è mirata solo al profitto) legata a quel mondo artigianale e produttivo della meccanica di precisione (parliamo di tornerie, lavorazione metalli, …), con problemi anche di innovazione a vari livelli, che è un po’ una cornice indispensabile per il proseguimento e la condivisione degli obiettivi aziendali.   
La collaborazione con l’Ipsia è stata preziosa perché si è collaborato in una logica di partnership, condividendo insieme con valutazione delle competenze, incrocio contesti aziendali, monitoraggio e contatti diretti e abbiamo conosciuto un settore produttivo che comunque ha buone potenzialità di assorbimento.
La stessa cosa si è ripetuta con Ial Marche rispetto al settore delle pescherie, in particolare nella zona vocata di San Benedetto del Tronto.  
Un elemento da sottolineare è anche l’aver affrontato, come equipe di progetto, e a suo modo risolto il problema delle difficoltà logistiche, che comunque in generale ci sono e rimangono spesso invalicabili. In questo caso ci si è attrezzati a rotazione come equipe trasversali di più progetti, in qualche caso c’è stato il contributo di un volontario, come sostegno utile temporalmente a facilitare l’ambientamento iniziale in azienda, che se positivo porta spesso a trovare poi soluzioni autonome da parte del beneficiario. E così è stato.
E’ stato importante per noi poter dare corpo a questa strategia sopra indicata in quanto ci sembra  sempre più necessario impostare e spostare l’intervento connesso ai progetti Sprar su obiettivi e finalità connessi ad un lavoro di comunità, quindi verso soggetti e realtà del territorio,  piuttosto che centralizzare solo sui bisogni dei singoli beneficiari sprar.
L’ultima fase del progetto sarà più dedicata a questo aspetto, e non solo circoscritto all’ambito lavoro.

3) Puoi raccontare alcuni aneddoti o alcune storie che ti hanno colpito di ragazzi che stanno beneficiando o hanno beneficiato dei tirocini?

Ci sono episodi, a volte anche semplici, che riteniamo significativi, in un verso o l’altro.
Ad esempio l’accompagnamento iniziale è stato più intenso da parte nostra, le sedi, anche se vicine territorialmente, non erano servite bene dalle linee locali, e questo ha permesso una maggior condivisione dell’esperienza (il ritrovarsi presto la mattina, accompagnarli se pioveva, visto che qualcuno utilizzava anche la bici, riprenderli piuttosto stanchi la sera, etc). Va precisato che la fase è durata il tempo di farli ambientare in modo positivo e così via via trovare una soluzione poi autonoma da noi.

In un monitoraggio la tutor, valorizzando nel complesso l’inserimento, ha anche precisato: “Ma sai che da quando c’è Debbi – in più di un tirocinio al lavoro hanno utilizzato nomignoli, in tono più affettivo, o addirittura altri nomi per semplicità di dizione, tanto che in qualche caso non capivamo a chi si riferissero –  la frittura che offriamo al banco sembra davvero più buona?” In effetti hanno avuto anche un buon formatore, con pratica sia di pulizia del pesce che di cucina (oltre ad averci creato il contatto diretto con le pescherie).

Una nota poco elegante l’ha mostrata qualche cliente, con osservazioni un po’ fuori posto anche se non dirette (la ragazza in questione nemmeno sa di tali commenti) rispetto ad una ragazza di colore al banco – se poi capitava, perché in genere il lavoro è dietro – ma la tutor si è rivelata davvero di grande spessore umano e professionale anche nel porsi di fronte a tali dettagli. E ciò traspare perché la ragazza sta vivendo una positiva esperienza, imparando nuove cose e proprio con voglia di andare al lavoro, anche se ad esempio si deve svegliare molto presto la mattina (intorno alle cinque, essendo il posto di lavoro fuori zona territoriale).

In un’azienda meccanica il datore di lavoro, sapendo che il tirocinante era impegnato anche a scuola guida, l’ha portato in giro qualche volta e fargli anche brevi lezioni private. Nonostante questo – è un segnale anche della disponibilità e interesse mostrato – alla fine il tirocinante non ha voluto prorogare di ulteriori altri due mesi il tirocinio, magari integrato di indennità, a cui sarebbe seguito il contratto di apprendistato. E’ sembrato un impuntamento poco motivato (vissuta come un senso di sfiducia) rispetto però ad un investimento sia del progetto (formazione, tirocinio, alloggio, sostegno per la patente, etc) che del datore, che l’ha seguito spesso da vicino, quindi con buona dose di tempo dedicato a lui, per trasmettergli apprendimenti che non si imparano in poco tempo. Sin dall’inizio il dubbio era: su di lui poi ci posso contare? Se devo pensare ad inserirlo ci devo investire tempo ed energie, ma poi rimane? Per la casa? E poi gli piace questo lavoro?” Alla fine hanno avuto ragione i suoi dubbi, nonostante sembrava il contrario.

Un’altra ragazza si è inserita davvero bene in un altro contesto lavorativo, tanto da andare oltre le aspettative della tutor. Un episodio è indicativo: in un momento di tensione della tutor/dipendente con un cliente, che l’aveva portata un attimo a ritirarsi dietro al banco, lei ha colto perfettamente la situazione, ponendosi al banco professionalmente e azzerando di fatto la tensione.   

Piccole immagini: andati a conoscere la potenziale nuova casa, con i proprietari, una ragazza ad un certo punto si è buttata a rimbalzi sul letto, poco elegantemente ma in un gesto apparso liberatorio: “La mia camera, si, va bene, finalmente!”, come a sottolineare la voglia di questa nuova fase verso un’auspicata autonomia, anche materiale.

3)E per quanto riguarda l’attività dell’housing sociale? 

Rispetto all’housing sociale non ci sono state particolari pratiche sperimentali, nel senso che si è attivata un’azione di scouting in qualche modo continua e omogenea a quella attivata nei progetti sprar. Da valorizzare comunque la modalità Fami di responsabilizzare i beneficiari e sostenere percorsi con potenzialità di autonomia. Ad esempio il vincolo di dare un rimborso a spese sostenute degli affitti e di non ricomprendere caparre e cose simili come spese riconosciute è una procedura efficace, rispetto magari alle modalità degli Sprar (che offrono più garanzie e coperture); è già un modo di fare selezione e di predisporre i beneficiari a valutare con ponderatezza i passi da fare. Rispetto ai beneficiari del progetto Communitas c’è comunque l’attenzione a favorire, secondo le regole possibili, procedure di sostegno (ad esempio anticipi di indennità nella prima fase).
Le modalità Fami hanno stimolato un cambiamento per i progetti Sprar (ad esempio la caparra a carico dei beneficiari in uscita, il principio dell’autosostenibilità, ecc) certamente utili.